Una ricerca innovativa suggerisce che il trapianto di microbiota fecale (FMT) può migliorare significativamente i risultati per i pazienti affetti da cancro che non rispondono ai trattamenti immunoterapici standard. Un piccolo studio clinico focalizzato su pazienti affetti da cancro del rene ha rivelato che coloro che hanno ricevuto trapianti di feci da individui che avevano risposto con successo agli inibitori del checkpoint hanno sperimentato una stabilizzazione del tumore più lunga e tassi più elevati di riduzione del tumore rispetto a un gruppo placebo.
La connessione intestino-cancro
Il microbioma intestinale – la comunità di batteri che vive nel sistema digestivo – è emerso come un fattore critico nel successo del trattamento del cancro. I farmaci immunoterapici, chiamati inibitori del checkpoint, si affidano al sistema immunitario per distruggere le cellule tumorali, ma questi farmaci non sono universalmente efficaci. Gli studi suggeriscono che la composizione dei batteri intestinali influenza direttamente la funzione immunitaria, spiegando potenzialmente perché alcuni pazienti rispondono mentre altri no. L’ipotesi è semplice: l’alterazione del microbioma può rafforzare l’immunità e migliorare la capacità del corpo di combattere il cancro.
Dettagli e risultati della prova
I ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in Italia, hanno arruolato 45 adulti con cancro al rene già sottoposti a trattamento con pembrolizumab e axitinib. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere un trapianto di feci da un paziente in remissione del cancro o una soluzione salina (placebo) somministrata tramite un tubicino nell’intestino crasso. Le dosi successive sono state somministrate per via orale sotto forma di pillola.
I risultati sono stati sorprendenti: il gruppo FMT ha sperimentato una media di due anni di stabilizzazione del tumore, rispetto a soli nove mesi nel gruppo placebo. Oltre la metà dei soggetti trattati con FMT ha visto i propri tumori ridursi, rispetto a circa un terzo nel gruppo placebo. Ciò suggerisce che la FMT può migliorare significativamente l’efficacia dell’immunoterapia.
Come funziona? Il ruolo dei batteri intestinali
L’analisi dei campioni di feci rivela che l’FMT sembra introdurre specie batteriche chiave, in particolare Blautia wexlerae, che produce acidi grassi a catena corta noti per stimolare le cellule immunitarie antitumorali. I trapianti hanno anche rimodellato la flora intestinale esistente, riducendo i ceppi infiammatori dannosi di Escherichia coli e aumentando i livelli di Ruminococcus bromii, un altro batterio che promuove la produzione benefica di acidi grassi a catena corta.
Questi risultati sono in linea con altri studi recenti, incluso uno che mostra miglioramenti simili guidati dall’FMT in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule. Questo numero crescente di prove suggerisce che l’FMT potrebbe essere efficace contro una serie di tumori che rispondono agli inibitori dei checkpoint, compresi i tumori della vescica e della testa e del collo.
Implicazioni future
Sebbene promettenti, questi studi sono piccoli e richiedono conferma attraverso studi controllati randomizzati più ampi. I ricercatori sono inoltre concentrati sull’identificazione dei ceppi batterici specifici responsabili degli effetti terapeutici, con l’obiettivo finale di creare campioni microbici artificiali per il trattamento scalabile del cancro.
La FMT rappresenta un cambiamento di paradigma nel modo in cui affrontiamo la terapia contro il cancro. Manipolando il microbioma intestinale, i medici potrebbero presto essere in grado di sbloccare l’intero potenziale dell’immunoterapia per una gamma più ampia di pazienti.
