Una nuova proposta suggerisce di utilizzare un enorme magnete orbitante per spostare delicatamente gli asteroidi fuori rotta, offrendo un’alternativa ai dispositivi di simulazione cinetici potenzialmente distruttivi. Il concetto, denominato “Non-Contact Orbital Velocity Adjustment” (NOVA), presentato da Gunther Kletetschka alla Lunar and Planetary Science Conference, evita i rischi di frammentazione associati ai tradizionali metodi di deflessione.
Il concetto NOVA spiegato
A differenza dello schianto di un veicolo spaziale contro un asteroide, che potrebbe frantumarlo in più frammenti pericolosi, NOVA propone un approccio più sottile. Un veicolo spaziale dotato di un magnete superconduttore del diametro di 20 metri, alimentato da un reattore a fissione nucleare, orbiterebbe attorno a un asteroide bersaglio a una distanza ravvicinata (10-15 metri). Il magnete quindi estrarrebbe lentamente materiale ricco di ferro dall’asteroide, riducendolo effettivamente e contemporaneamente aumentando la massa e il campo magnetico della navicella.
Questo metodo è particolarmente rilevante dato che la maggior parte degli asteroidi non sono rocce solide, ma “mucchi di macerie” tenuti insieme dalla debole gravità. Spingere un asteroide del genere rischia di mandarlo in pezzi, creando una minaccia molto più grande dell’oggetto originale. NOVA, al contrario, offre una deflessione controllata e incrementale.
Fattibilità e sfide
I calcoli di Kletetschka suggeriscono che la deviazione di un piccolo asteroide, come 2024 YR4 (che per breve tempo rappresentò un potenziale rischio di collisione nel 2032), richiederebbe almeno 170 giorni di funzionamento continuo. Sebbene il concetto sia teoricamente valido, rimangono diverse sfide:
- Contenuto di ferro: la quantità di ferro all’interno degli asteroidi varia e una conoscenza accurata è fondamentale per l’efficacia.
- Operazioni di prossimità: Mantenere un veicolo spaziale in un’orbita così vicina per periodi prolungati è tecnicamente impegnativo.
- Tecnologia non testata: il metodo NOVA non è stato testato in uno scenario reale, il che significa che la sua efficacia rimane non dimostrata.
Nonostante questi ostacoli, Kletetschka sostiene che vale la pena aggiungere un altro strumento al nostro arsenale di difesa planetaria, soprattutto considerando il rischio minimo di NOVA di esacerbare il problema.
“Questa deflessione elettromagnetica è plausibile, ma abbiamo incertezze critiche”, ammette Kletetschka. “Tuttavia, aggiungere uno strumento alla nostra cintura di difesa planetaria non potrebbe essere una cosa negativa, soprattutto perché il rischio di peggiorare il problema sarebbe sostanzialmente pari a zero”.
Lo sviluppo di NOVA rappresenta un passo interessante verso strategie di deflessione degli asteroidi più sfumate. Man mano che migliora la nostra capacità di rilevare e tracciare oggetti vicini alla Terra, deve crescere anche la nostra capacità di rispondere in modo efficace – e questo metodo potrebbe diventare una parte preziosa di tale risposta.





















