L’intelligenza artificiale viene rapidamente integrata nella ricerca scientifica, con iniziative come la Genesis Mission del governo statunitense che mira a sfruttare l’intelligenza artificiale per scoperte accelerate. Tuttavia, l’idea che l’intelligenza artificiale possa sostituire gli scienziati umani fraintende fondamentalmente la natura del progresso scientifico. Sebbene l’intelligenza artificiale eccelle nell’elaborazione dei dati e nell’identificazione di modelli, le sue capacità sono limitate dalla sua dipendenza dalla conoscenza generata dall’uomo e dalle qualità unicamente umane essenziali per un’autentica scoperta scientifica.
I limiti dell’apprendimento automatico
I modelli di intelligenza artificiale apprendono esclusivamente dai dati forniti dagli esseri umani. Sistemi come AlphaFold, che prevede le strutture proteiche, dimostrano il potere dell’intelligenza artificiale di accelerare l’analisi ma non creano autonomamente nuova conoscenza. Questi modelli sono strumenti che amplificano la comprensione esistente, non generatori autonomi di intuizioni scientifiche. Come osserva la filosofa Emily Sullivan, il successo dell’intelligenza artificiale dipende da un forte legame empirico con la conoscenza consolidata; più gli esseri umani già sanno, migliori saranno le prestazioni del modello. Senza il contributo umano fondamentale, i risultati dell’intelligenza artificiale rimangono privi di significato.
La scienza come impresa umana
La scienza non riguarda solo dati oggettivi; è un’impresa sociale, creativa e profondamente umana. La scoperta della struttura a doppia elica del DNA, ad esempio, inizialmente mancava di prove empiriche immediate, basandosi sul ragionamento di esperti formati. Ci sono voluti decenni di sforzi collaborativi e progressi tecnologici per convalidare l’ipotesi. Il progresso scientifico emerge dal dibattito, dal disaccordo e dall’onestà intellettuale condivisa, un processo che trascende l’analisi puramente computazionale.
I ricercatori funzionano più come una tribù collaborativa che come raccoglitori di dati neutrali. Non si limitano a registrare i fatti; creano conoscenza attraverso pratiche qualificate, argomentazioni e standard socialmente informati. Questo elemento intrinsecamente umano garantisce che la ricerca scientifica rimanga fondata su obiettivi, esperienze e aspirazioni condivise.
Il percorso da seguire: l’intelligenza artificiale come strumento, non come sostituto
L’intelligenza artificiale può senza dubbio accelerare il progresso scientifico se utilizzata in modo ponderato. Strumenti di intelligenza artificiale ben progettati possono semplificare attività meccaniche come la compilazione di dati, la progettazione di esperimenti e la raccolta di misurazioni. Tuttavia, i tentativi di automatizzare completamente la scienza o di sostituire gli scienziati umani rischiano di ridurla a una vuota imitazione della sua vera forma. La legittimità fondamentale della scienza come fonte di conoscenza dipende dalle stesse qualità umane che la guidano.
In conclusione, l’intelligenza artificiale ha un immenso potenziale come acceleratore scientifico, ma il suo successo dipende dalla preservazione del ruolo essenziale degli scienziati umani. La scienza non riguarda solo ciò che sappiamo; si tratta di come arriviamo a conoscerlo, e quel processo rimane fondamentalmente umano.
