Un’innovativa analisi del DNA di oltre 200 scheletri ha fornito uno sguardo raro e intimo sulla vita alla frontiera romana durante un periodo di massicci sconvolgimenti geopolitici. Coprendo gli anni dal 400 al 700 d.C., lo studio esamina come le popolazioni di quella che oggi è la Germania meridionale siano passate dall’era imperiale romana all’alto medioevo.
I risultati, pubblicati sulla rivista Nature, suggeriscono che il crollo delle strutture statali romane potrebbe aver inavvertitamente portato a uno stile di vita più stabile, anche se diverso, per coloro che vivevano alla periferia dell’impero.
Un panorama demografico in evoluzione
La ricerca rivela un significativo “cambiamento demografico” avvenuto intorno alla fine del V secolo. Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, la composizione genetica della Germania meridionale cominciò a trasformarsi.
- Migrazione e mescolanza: le popolazioni di origine nordeuropea migrarono nella regione, sposandosi con i gruppi provinciali romani esistenti e geneticamente diversi.
- Stabilizzazione genetica: Nel settimo secolo, la popolazione era diventata geneticamente simile ai moderni abitanti dell’Europa centrale.
Norme sociali: monogamia e realtà “mezzo-orfana”.
Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio è ciò che rivela sul tessuto sociale e familiare dell’epoca. I dati suggeriscono una società governata da codici sociali rigidi, forse influenzati dalla religione.
L’ascesa della monogamia permanente
Contrariamente a molte ipotesi storiche sul caos “barbaro” o post-imperiale, i ricercatori non hanno trovato nessuna prova di poligamia, incesto o matrimoni tra parenti stretti. Invece, i dati puntano verso una norma di monogamia permanente.
Sebbene ci fossero pochissime prove di seconde nozze per le vedove, questa tendenza è in linea con l’ascesa del cristianesimo nella regione, poiché le dottrine della chiesa scoraggiavano sempre più il divorzio e le nuove nozze. È interessante notare che queste pratiche sociali sembrano essere una formalizzazione di codici giuridici romani che in precedenza erano difficili da applicare ma che divennero profondamente radicati nella società altomedievale.
Fragilità familiari
Mentre le strutture sociali erano stabili, la vita biologica era spesso precaria. Lo studio evidenzia un alto tasso di perdita infantile:
– “Mezzoorfani”: Quasi un quarto dei bambini ha perso almeno un genitore prima dei 10 anni.
– Sostegno ai nonni: Nonostante l’alto tasso di perdita dei genitori, la rete di sicurezza sociale è rimasta intatta; circa 82% dei bambini è nato in famiglie in cui viveva ancora almeno un nonno.
Il paradosso della longevità: la vita è migliorata dopo la caduta di Roma?
Forse la scoperta più controversa è il potenziale aumento dell’aspettativa di vita. Lo studio suggerisce che dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., l’aspettativa di vita potrebbe essere aumentata a 43,3 anni per gli uomini e 39,8 anni per le donne.
Si tratta di un salto significativo rispetto alle stime precedenti dell’epoca romana, che spesso collocavano l’aspettativa di vita media tra i 20 e i 25 anni.
Perché le persone avrebbero potuto vivere più a lungo?
Storici e scienziati suggeriscono diverse ragioni per cui il “crollo” potrebbe aver effettivamente giovato alla longevità individuale:
- Riduzione delle guerre su larga scala: durante l’epoca romana, massicce campagne militari e guerre civili organizzate dallo stato causarono immense perdite. Nell’alto Medioevo, la violenza divenne più decentralizzata e localizzata, riducendo potenzialmente la frequenza dei conflitti con vittime di massa.
- Fuga dalle “malattie della folla”: L’Impero Romano era caratterizzato da enormi centri urbani. Sebbene impressionanti, queste città non disponevano di servizi igienici moderni (come il cloro) e fungevano da terreno fertile per malattie infettive. Le comunità più piccole, più rurali e meno dense dell’alto Medioevo potrebbero essere state meno suscettibili a queste “malattie della folla”.
- Stabilità economica: le società rurali su scala più piccola potrebbero aver dovuto affrontare un’insicurezza alimentare meno estrema rispetto ai poveri urbani che vivevano nel tardo Impero Romano.
“Le società studiate qui erano molto, molto, molto più piccole, quindi potrebbero essere sfuggite alle malattie che affliggevano i romani”, osserva lo storico Shane Bobrycki.
Il costo biologico per le donne
Nonostante l’aumento complessivo della longevità, i dati mostrano un divario persistente tra i sessi. Le donne hanno dovuto affrontare tassi di mortalità più elevati dopo i 10 anni, una tendenza che i ricercatori attribuiscono ai rischi estremi associati al parto. Ciò suggerisce che, sebbene l’epoca potesse essere stata più sicura dalla guerra e dalla peste, la realtà biologica della riproduzione rimase un fattore primario della mortalità femminile.
Conclusione
Il passaggio dal dominio romano all’alto medioevo non fu semplicemente un collasso politico, ma una profonda riorganizzazione sociale. I dati suggeriscono che con la scomparsa dell’impero sono emerse società più piccole, più rurali e più monogame, che potenzialmente hanno scambiato la vita urbana complessa e incline alle malattie di Roma con un’esistenza più stabile, anche se localizzata.
